Ha ancora senso fermare il Paese un mese all’anno?

Le ferie d’Agosto, una bellissima invenzione. Già da qualche giorno la gente comincia ad impostare gli auto-risponditori sulle email. Gli uffici che erano pieni si sono svuotati, quelli che sono vuoti non vedono passare nemmeno un byte sulle VPN, il tutto continuerà per un mesetto buono.

Da piccolo mi chiedevo come fosse possibile dover girare per tutto il paese per trovare un panificio aperto. Da quando, ormai un sacco di anni fa, ho cominciato a lavorare con l’estero, da fuori si sono sempre mostrati stupiti del fatto che la mia azienda fosse praticamente offline da fine luglio fino a fine agosto.

Personalmente non ho nulla contro le vacanze, sia chiaro. Non mi spiego perché non si riesca (a livello delle aziende, ma a questo punto anche "personale") a spalmare le ferie estive sul periodo che va da Giugno a Settembre: chi vorrà andare in vacanza ad Agosto sarà libero di farlo, chi come me preferisce altri periodi, anche…

Ho la fortuna di lavorare (e aver lavorato) in aziende dove posso scegliere tranquillamente quando andare in ferie. Altri non hanno questa fortuna.

La cosa si sta ripetendo anche ora. In ufficio da me (in realtà su Slack, ma poco cambia) è tutto un discutere di: "chiudiamo x perché poi non ci sono".

Ora, lasciando stare Marchionne che in questo pezzo di video ha anche un po’ ragione, e considerando che ormai i supermercati sono aperti H24 mi chiedo…

Ha ancora senso che un paese intero chiuda ad Agosto? Ha senso che lo faccia ANCHE quest’anno?

E voi quando andate in ferie di solito?

Il mio setup per quando lavoro da casa

Smart working, lavoro remoto, lavoro da casa… Chiamatelo come vi pare. In questi mesi di lockdown prima e di smart working poi, ho dovuto per forza di cose crearmi un piccolo ufficio casalingo.

Non potevo resistere molto a lavorare dal portatile, quindi sono tornato in ufficio a recuperare un po’ di cose, altre le ho acquistate.

Ecco cosa uso ad oggi, sono abbastanza soddisfatto del setup e sicuramente avrei potuto spendere di più, ma diciamo che non mi lamento.

Audio e video

Cominciamo dal reparto audio/video. Call, meeting… Tutto ormai ruota attorno a webcam, cuffie e microfono.

Partiamo dalla webcam. Ho cercato per settimane una webcam decente online: sparite. Ho risolto in maniera egregia con EpocCam: un’app (disponibile per iOS e Android) un’app che trasforma le fotocamere del vostro cellulare in una webcam Full-HD. Scaricate la trial, per capire se fa al caso vostro.

EpocCam, come dicevo, trasforma il vostro smartphone (e le sue fotocamere da 1000 megapixel) in una webcam wireless fatta e finita. Dovreste installare solo un piccolo driver sul vostro PC (o Mac) per permettere ai due device di interagire.

Con la versione a pagamento otterrete molte più feature: vi sfido a trovare una webcam bella come il vostro cellulare per 8.99€.

Ho montato il mio cellulare su un vecchio cavalletto per macchinette digitali grazie al Manfrotto MCLAMP (un connettore in plastica che permette di montare cellulari su cavalletti fotografici o di usarlo come piccolo cavalletto), e sono super soddisfatto del setup.

Se poi volete per forza una webcam, vi consiglio la Logitech Streamcam, senza se e senza ma.

Streaming a 1080p per 60 frame al secondo, anche in verticale (se siete amanti delle storie di Instagram o di TikTok). Peccato per il prezzo.

Per quel che riguarda la parte audio uso le mie fidate Sony MDR-10RC.

Audio perfetto e microfono chiaro e preciso (così mi dicono i miei colleghi).

Il monitor

Ho dovuto cedere e comprare uno schermo nuovo per poter lavorare senza diventare cieco. Ho scelto un monitor 4K da 28″.

Il Samsung U28E570D è un ottimo monitor.

  • Response time di 1ms
  • Audio passante
  • 2 porte HDMI e 1 porta display port

Per meno di 250€ non so se sia possibile trovare di meglio in giro al momento. Se proprio vogliamo trovargli un difetto… Le cornici ai bordi sono un po’ spesse, ma ci convivo facilmente.

Ho tutto lo spazio che mi serve, e anche di più.

Mouse e tastiera

Concludiamo la panoramica del mio setup casalingo con mouse e tastiera…

Ho una piccola tastiera meccanica con cui mi trovo molto bene e un Logitech M590 Bluetooth che supporta un massimo di 2 device in contemporanea. 1000DPI e passa la paura.

In conclusione…

Come vedete non è un setup super costoso e/o elaborato, ma mi ha permesso di lavorare tranquillamente e comodamente a casa per tutti questi mesi.

E chi vuole tornarci più in ufficio?

Dai Beppe Sala, basta.

Beppe Sala, sindaco di Milano, puntuale come un orologio, getta anche questa settimana il sasso del “basta smart-working” per poi nascondere subito la mano.

“È evidente che una parte della città è ferma perché qualcun altro non lavora in presenza. Capisco che c’è una necessità di smart working, però non consideriamola normalità.

Se dovessimo considerarlo normalità dovremmo ripensare la città e ripensare la città richiede tempo”.

Sai che c’è Beppe Sala? Basta.

Milano ha campato di storytelling e aperitivi post-ufficio per troppo tempo. Togli a Milano la gente che va a lavorare e cosa rimane?

Il turismo ormai te lo scordi, non puoi contarci fino alla ripresa completa/vaccino.

Il “milanese” non esiste più da 50 anni. Sono (siamo) tutti terroni che lavorano a Milano e quei pochi rimasti sono tutti nella loro casetta ad Alassio e non vanno certo ai Bagni Misteriosi se hanno l’alternativa.

Tantissimi ristoranti, bar, negozi campano con i pendolari, che magari si fermano anche per l’aperitivo, così evitano il traffico della tangenziale.

Di andare al ristorante è passata la voglia, di andare in giro anche, tra mascherine, metri di distanza, ecc…

Cosa rimane a Milano se togli i lavoratori? Rimane una città in gran parte brutta (siete mai stati in Bicocca o in Piazzale Maciachini? O a Corvetto? O anche solo fuori dall’area C?), bar e ristoranti che propongono cibo di merda a prezzi stratosferici e poco altro.

Beppe Sala non è uno scemo e lo sa. Non può vendere Milano se perde i suoi più grossi clienti. Non può sperare di vincere le elezioni (comunali o regionali che siano) se deve ripensare la città.

Lo smart working è qui per restare, le aziende stanno cominciando a capire ora i vantaggi (non solo economici) della cosa. E Milano ha paura.

La solitudine delle sottilette

Ieri sono andato a far la spesa. Ho comprato per la prima volta dopo molto tempo le sottilette. La confezione ne contiene 7. Erano sicuramente 8 l’ultima volta che le ho comprate. In famiglia siamo in 2, quindi non avanzava nulla. 4 sottilette a testa. Facile.

7

Un fottuto numero primo.

A meno di non essere 7 in famiglia vi avanzerà sempre una sottiletta. La shrinkflation non è una novità. Ma almeno lasciamo stare i numeri primi, per piacere.

Immuni? No grazie.

Bravi tutti eh.

Bravo il governo che ha scelto quella che probabilmente è la più grossa realtà italiana di sviluppo mobile e non il solito caciottaro raccomandato.

Brava Bending Spoons, da sviluppatore non oso immaginare la pressione a cui sono stati sottoposti tutti i membri del team.

Un po’ meno bravi voi. Io non ho in alcun modo intenzione di contribuire a creare un pericoloso precedente di “tracciamento massivo della popolazione da parte del governo”, fosse anche garantita la mia privacy come in questo caso.

Creare un’abitudine al download di applicazioni “del governo” che “ti tracciano” e renderla una cosa “normale” va evitato in tutti i modi.

La prossima app potrebbe non essere così sicura.

Mi hanno fregato la primavera

Potrei dare la colpa al governo cinese, alla globalizzazione, a quel tizio di Codogno che col coronavirus si è fatto 8 mezze-maratone, 15 cene e 31 apertivi, oppure al tizio che ha deciso di abbinare il pipistrello al maiale nella sua zuppa di merda…

Non lo so, non mi interessa nemmeno più a questo punto.

So solo che qualcuno mi ha fregato la primavera. E deve ridarmela.

Per gli autografi, da questa parte

In questa settimana di ferie non sono stato con le mani in mano: ho fatto un sacco di cose, ho addirittura pubblicato due libri. Come ho raggiunto questo straordinario risultato?

Se fossi fan di uno di quei guru del web vi direi: “ho semplicemente seguito il corso di Marco Gurupreneur che per soli 999.99€ mi ha insegnato come rimanere concentrato”.

In realtà ho solo investito un paio di giorni del mio tempo: ho unito una cosa che so fare (programmare, mi pagano per farlo di solito, quindi devo essere almeno “decente”, no?!) con una cosa che non sapevo fare (pubblicare libri in self-publishing sulla piattaforma Amazon KDP).

Di solito funziona così, non ho inventato nulla. Sin dai tempi antichi l’uomo ha preso qualcosa che sapeva fare e l’ha usato per fare qualcos’altro: vediamo un esempio.

Grog ha molto tempo libero: nel 5000 A. C. Facebook non è stato ancora inventato. Sa scalpellare la pietra, ma non sa come muoversi più velocemente. Un bel giorno vede rotolare dei sassi giù per una collina.

Gli viene un’idea.

Ordina subito uno scalpello nuovo su Amazon (sì, Amazon c’era già, fidatevi) e scalpellando pietre quadrate ottiene pietre tonde che attacca a dei contenitori di legno. Ora può muoversi con molta più facilità.

Mette la sua invenzione in vendita su Amazon, chiamandola ruota. Ottiene subito un successo enorme.

Quindi, tornando ai giorni nostri, ho preso quello che so fare, ho tirato fuori dal cilindro con un po’ di bestemmie un generatore di Sudoku (con tanto di soluzioni) e gli ho appiccicato questa libreria per la generazione di PDF.

Pubblicare poi il risultato su Amazon KDP è stato più facile del previsto. Basta seguire le istruzioni, produrre un PDF per il libro e uno per la copertina (la parte più fastidiosa è la definizione dei margini, ma niente di insormontabile), fare l’upload e decidere il prezzo.

Amazon si occupa di tutto il resto, come al solito, è quasi fastidiosa per quanto è precisa. I libri vengono stampati al momento dell’ordine e inviati a casa dell’utente freschi di stampa.

Il tutto senza nemmeno dover garantire un minimo di copie come fanno “certi editori” di mia conoscenza.

Quindi ora sono un autore pubblicato, e voi no. O meglio, non ancora. Non avete davvero scuse. Sorvoliamo sul fatto che si tratti di Sudoku (che nemmeno mi piacciono, preferisco le parole crociate), ma da qualche parte dovevo pur cominciare.

Prima o poi finirò anche quel romanzo che tratta di dinosauri programmatori. Ma prima vado a bullarmi con certi miei conoscenti che hanno pubblicato anche loro un libro in questo modo e fanno i professoroni su LinkedIn con titoli quali “Autore/trice di romanzi” (storia vera, ahimé).

Ah, curiosi di vedere i miei primi due capolavori? Li trovate qui:

Per gli autografi, da questa parte, prego.

Google Stadia? Boh

Ho approfittato dei 2 mesi di prova offerti Google Stadia. Ho attaccato un DualShock 4 al mio Mac del 2015 (riconosciuto alla perfezione da Stadia) e ho giocato un paio d’ore.

Risultato: boh.

  • Il catalogo è inesistente: giochi scandalosamente banali sono offerti come “pro”. Gli altri… Boh.
  • L’esperienza di gioco è buona. Se non si ha nient’altro a cui giocare. Grid è fluidissimo, i giochi riconoscono il joypad PS4 e adeguano la UI di conseguenza. Tempi di caricamento inesistenti, quelli sì.

Sinceramente, da proprietario di console, non darei mai soldi a Google Stadia, ma forse il target non sono i gamer “veri”. Per loro c’è ben altro là fuori.

Il progetto è chiaramente sulla via dell’abbandono (come molti altri progetti Google), ma è un ottimo esperimento: se Google fosse seria riguardo Stadia, potrebbe comperare Nintendo e cambiare il mercato dei videogame per sempre.

Purtroppo, non succederà.

Come state? Noi stiamo bene!

La quarantena è dura anche per due pantofolai come noi, ma stiamo bene. Non ci manca nulla e riusciamo a lavorare tranquillamente da casa.

I nostri genitori li vediamo/sentiamo via FaceTime. Per gli amici usiamo Zoom, tutti gli altri… WhatsApp e Telegram. Quando non lavoriamo Roberta dipinge e legge, io mi ammazzo di PlayStation e ho cominciato a fare qualche corso online.

Cuciniamo tanto, mangiamo troppo.

E voi come state? Taggo Gioxx, Lorenzo, Andrea.