L’ottimismo di Trenord

Vorrei essere ottimista come Trenord. Cambiano l’orario di partenza del mio treno dalle 8.08 alle 8.11.

Stesso orario di arrivo a Milano Affori, 8.41.

Promettono quindi di metterci 3 minuti in meno, per un treno che mediamente ha 10 minuti di ritardo. Tutti. I. Santi. Giorni.

O forse si tratta solo di un trucco per limare i ritardi e non pagare i bonus ai pendolari.

Ah, anche oggi 14 minuti di ritardo. Sarebbero stati 17 senza questo spostamento di orario.

Surroga del mutuo. Così facile che avrei dovuto pensarci prima

Già mi vedo i titoli:

“L’UOMO CHE LE BANCHE ODIANO”.

“IL SEGRETO CHE LE BANCHE NON VOGLIONO FARTI SAPERE”

Scherzi a parte, non ci credevo. Ma un amico mi ha convinto a provarci. Il mio non era nemmeno un mutuo facile: 90% e più del valore della casa, durata trentennale, fine pena 2043, tasso fisso.

Ho fatto qualche preventivo di surroga con banche online e non:

  • Stessa rata: durata 10 anni in meno.
  • Stessa durata: ~250€ in meno AL MESE

Preventivi alla mano, vado nella banca dove ho il mutuo. Dopo un paio di tira e molla, con tanto di “tanto lo sapete che se non lo fate voi lo farà qualcun altro” (leggete qui, la prima surroga è gratuita), in cambio di una polizza infortuni da 50€ al mese, annuale, che poi potrò disdire al volo, in un paio d’ore ho risolto, con una scritturina privata.

Ancora non ci credo. Sono davvero tanti soldi!

“DevOps”, di Fabio Mora

Se anche solo per sbaglio bazzicate il mondo della programmazione o del web, dovreste leggere il libro “DevOps” di Fabio Mora. Lo trovate su Amazon: https://www.amazon.it/dp/8850334508

Fabio è una di quelle persone preziose, che ti danno qualcosa anche solo cazzeggiando davanti ad una birra. Ottimo anche il lavoro di Andrea Delfino e Mattia Tommasone, ma che siano “gente spessa” non lo scopro oggi.

Bonus: è la prima volta che mi ringraziano in un libro. Spero non sarà l’ultima o magari un giorno un libro lo scriverò io, non si sa mai.

Complimenti

Ieri una ragazza che è arrivata a lavorare qui poco prima di me mi ha detto:

Quando ti ho visto non ho pensato tu fossi nuovo. Pensavo fossi appena tornato dalle ferie. Eri già così inserito…

L’ho preso come un complimento per me, ma anche per l’azienda e i miei nuovi colleghi.

2019, anno della svolta

È un po’ che lo vado dicendo: “2019, anno della svolta”.

Detto, fatto.

Dopo 8 anni ho cambiato lavoro. Come mai? Sentivo una straziante mancanza di nuovi stimoli.

L’azienda a cui ho dato molto per 8 anni semplicemente non aveva più nulla da darmi.

Sono anche fermamente convinto che in un rapporto di lavoro lo scambio non sia solo: “io vengo qua per x ore al giorno in cambio di y soldi”, deve esserci di più. Questo “di più” nel corso degli anni è andato sparendo.

Ho rinunciato a qualcosa per questo cambio: amici, comfort zone, soldi…

Ma la cosa più eccitante di questo nuovo lavoro sarà scoprire tutto quel che ho da guadagnare.

C’era una volta l’idiota

Sin dai tempi dell’uomo di Neanderthal l’idiota ha avuto una certa utilità sociale.

L’idiota mangiava le bacche sconosciute per primo: se andava male moriva o veniva colpito da forti malesseri, facendo in modo che il resto del gruppo potesse mangiare in sicurezza.

Me li vedo gli uomini del tempo dire a Crog: “senti Crog, prova un po’ quella bacca blu”.

Crog non si faceva troppe domande. Crog era felice di essere preso in considerazione. Per il gruppo, se fosse andata bene Crog sarebbe tornato utile per altre bacche.

O come esca per quel leone laggiù.

Facciamo un salto di qualche migliaio di anni. Dai tempi dei romani in poi la figura dell’idiota ha avuto ancora una certa utilità sociale: lo “scemo del villaggio” era trattato come una forma accettabile di individuo squilibrato, compatibile con le allora prevalenti concezioni normative dell’ordine sociale.

Anche nell’Europa del Medioevo, ad esempio, lo scemo del villaggio trovava un suo ruolo e una legittima collocazione, personaggio in certo qual modo tollerato, accolto, e nutrito dalla società. Gli scemi del villaggio “non lavoravano, non erano sposati, non facevano parte del sistema del gioco, e il loro linguaggio era piuttosto svalutato”.

Wikipedia spiega tutto molto bene, come al solito.

Erano mantenuti dalla società, che quindi parassitavano. Erano poco più che un divertissement.

Tutto cambia con l’avvento della civiltà industriale. Tutti dovevano essere utili e non c’era più tempo da dedicare allo scemo del villaggio.

Col tempo gli idioti di una volta si sono trasformati: stavano al bar, in un angolo da soli a bere il loro camparino, o a casa, perché quando mettevano il muso fuori dalla porta venivano ricacciati dentro dalle risate della gente.

Venivano isolati e non avevano modo di interagire con altri idioti loro colleghi, si riproducevano a stento e la selezione naturale faceva il resto.

Oggi no. Lo scemo del villaggio globale può aprire una pagina Facebook, così come fanno la NASA o la Banca Centrale Europea. I suoi colleghi non crederanno ai loro occhi: finalmente qualcuno al loro livello. I vari scemi si riuniscono oggi online, vivendo nel comfort della loro cameretta, felici di aver finalmente qualcuno che (forse) li ascolta.

Sfogano così le loro frustrazioni, e ogni like o condivisione è una piccola vittoria contro la società che ormai non si cura più di loro.

Da qui il paradosso: da persone ai margini, a protagonisti urlanti dell’oggi.